gellerebaba

della specie Homo Ludens


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Un viaggio…una vita…un libro

Quanti di voi amano i viaggi?E quanti di voi amano leggere?
Non so voi, ma per me viaggiare e leggere sono intrisecamente collegati.
Poco tempo fà, mi è capitato di dover fare un lungo viaggio in treno per motivi famigliari, ed essendo da solo ho portato il mio compagno di viaggio preferito…un libro.
Durante il tragitto, mi è capitato di soffermarmi ad osservare le persone che salivano e scendevano dal treno ad ogni stazione. Persone di ogni età, di ogni ceto sociale, lingua e religione effettuavano lo stesso schema…
Salivano, cercavano il posto, mettevano a posto il bagaglio e si sedevano fino alla loro destinazione.
Come del resto facevano a ritroso quelli che dovevano scendere. Si alzavano, prendevano il bagaglio, si avvicinavano al portellone di uscita e scendevano.  Questo normalissimo andirivieni mi ha fatto sorgere un pensiero o per meglio dire una similitudine… A quanto la vita assomigli a un inedito libro che ognuno di noi sta inconsapevolmente scrivendo. Fateci caso… Un libro lo compri, lo inizi, ti fermi e lo riprendi. Alle volte non lo riprendi più, ma ne hai uno nuovo che ti si apre davanti. Alle volte è un triller, alle volte un romanzo, altre volte ancora è semplicemente un piccolo passatempo. Comunque sia tutti prima o poi siamo saliti a bordo di un treno di parole che ci ha portato a fare un viaggio nella fantasia. E tutti quanti quotidianamente aggiungiamo una nuova pagina al roamzo più importante di tutti..quello che parla delal nostra vita. Alle volte è un libro solitario e pieno di solitudine…alle volte è più divertente e spensierato…ma di sicuro sarà un’opera unica…
Quando sono arrivato alla mia stazione mi sono ridestato come da un sogno…
Mi sono alzato…ho preso la valigia…mi sono messo in fila davanti al portellone…e sono sceso. Quel viaggio era finito…ma io avevo gia pronto il biglietto per scrivere un nuovo capitolo del mio libro.

Mr. Baba


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Indie games: arte o gioco?

Per quanti di voi non lo sapessero i giochi stanno cambiando. Piano piano con il passare del tempo stiamo passando dal concetto di videogame, inteso come applicazione interattiva, a qualcosa di più complesso. Ricordate sicuramente i vecchi platform come Sonic o Mario e avrete sentito parlare centinaia di volte di Fifa. Questo per non parlare dei giochi gratis in flash che da qualche anno hanno occupato, in alcuni casi in maniera meritata, le nostre ore di svago. Come reagireste se vi dicessimo che esistono videogame che si definiscono “non-giochi”? Speriamo con curiosità, visto che parliamo di produzioni davvero originali. Se nei titoli che tutti noi conosciamo c’è sempre un fine: raccogli la chiave, tira in porta, spara con il tuo fucile, nei non giochi l’obbiettivo finale non è nell’azione ma nell’interazione. Questo “contatto” inoltre non avviene tra personaggi all’interno del gioco, ma tra il gioco e la nostra personalità. Un caso eclatante è rappresentato da Bientôt l’été. Qui il gioco si sviluppa su processi cognitivi e semantici complessi. Per dirla in parole povere, quello che dobbiamo fare è raccogliere frasi (estratte da romanzi della Duras) e cercare di inscenare una conversaione astratta con un interlocutore del sesso opposto rispetto al nostro. La scelta delle frasi è casuale e la combinazione di domanda e risposta genera in noi sensazioni differenti. Non è un caso che in questo gioco si possa bere vino o fumare. Questo per aumentare il fine percettivo. Un piccolo capolavoro che potremmo considerare un esperimento grafico e sintattico. Fate quindi molta attenzione quando parlate di giochi da oggi in poi. Alle volte siamo davanti a piccoli oggetti artistici o perle sperimentali uniche.

Marco

un'immagine da Bientôt l’été

un’immagine da Bientôt l’été


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Genesi di un progetto

Questo post ho iniziato a scriverlo qualche giorno fa ma riesco a pubblicarlo solo ora.

Il più delle volte le nostre idee nascono spontaneamente parlando davanti a una tazza di tè per poi essere sviluppate, integrate e ampliate a seconda degli obiettivi prefissati
Oggi ho voglia di raccontarvi come è nata Love Hunting e ve lo racconto mentre sono qui al nostro stand nel centro storico di Verona.

Come è nata, dunque, l’idea?
Quando ci dissero che avremmo avuto l’opportunità di inserirci all’interno della manifestazione veronese, Verona in Love, con un nostro evento ne abbiamo subito iniziato a parlare; tra noi ci sono i più pragmatici che pensano all’aspetto pratico, ci sono gli entusiasti che vorrebbero fare tutto e chi crede che l’aspetto culturale sia la base di ogni nostro evento, perché oltre all’aspetto ludico ci deve essere sempre la componente di crescita, ci piacerebbe, insomma, che dopo ogni nostra attività i partecipanti possano tornare a casa con qualcosa “in più” oltre, ovviamente, che a un bel ricordo.
Eravamo partiti pensando di organizzare tutt’altro, un evento sofisticato e di nicchia ma non rispondeva al requisito principale di essere per tutti.
Così si è optato per la caccia al tesoro in stile G&B, uno dei nostri cavalli di battaglia, che risponde a tale requisito.
Dopo svariate tazze di tè nero e qualche biscottino al burro, che non aiuta la nostra linea ma rende la creatività più dolce, abbiamo stilato una lista di caratteristiche che doveva avere: inserirsi nel mood “love”, essere per tutti, cittadini veronesi e non, giovani, meno giovani, avere i fattori cultura, formazione, crescita.
a quel punto non ci è voluto molto a definire il progetto.
L’idea aveva preso forma ora partiva il lavoro vero.
Le fasi sono state rapide e spesso in contemporanea l’una con l’altra, fare i sopralluoghi, scrivere gli enigmi, mentre si sceglieva il nome e si sviluppava l’immagine, tutte le sue declinazioni, come comunicarla, i social media, il taglio stilistico, il contatto costante con il popolo della rete, i flyer, il materiale cartaceo, i gadget e i premi.
Così è nata Love Hunting che è passata da essere idea a progetto definito, dettagliato e curato.
Consiste in una caccia al tesoro che permette ai partecipanti di visitare i luoghi più suggestivi del centro storico, scoprirne la storia e le curiosità. Un’esperienza coinvolgente sia per i veronesi che per chi viene a visitare la città per la prima volta.

Ora ad evento finito vi chiederete, allora come è andata? La risposta la lasciamo a un piccolo articolo uscito su L’Arena il giorno successivo.

Lady Grey

Immagine


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gioco…selvaggio

un paio di giorni fa, parlando con C.J., ho avuto una sorta di improvvisa illuminazione.
amo particolarmente gli animali e ho sempre avuto la fortuna di condividere parte della mia vita con loro.
chiunque abbia avuto un cane, un gatto, o un qualche altro animale avrà notato che giocano, non solo i cuccioli ma anche gli adulti.
giocano per il piacere di farlo e non gliel’abbiamo insegnato noi, non si tratta umanizzazione.

secondo l’etologo Bruner il gioco si compone di alcune caratteristiche principali.
definisce il gioco come un atto i cui i mezzi prevalgono sui fini, svincolando così l’organismo dall’ansia e dalla tensione del raggiungimento di un risultato positivo, come ad esempio nel caso di doversi procurare il cibo. ne consegue che nel gioco si riduce il rischio d’insuccesso in quanto non è poi così importante il risultato quanto il processo per realizzarlo, in tale modo si ha una sospensione temporanea della frustrazione.
il gioco offre quindi libertà d’azione e un atteggiamento disponibile nei confronti di ciò che circonda l’animale. libertà di notare i dettagli apparentemente irrilevanti e tutte le possibilità che essi aprono.
infine la caratteristica più importante è la sua volontarietà, chi gioca sceglie di farlo ed è libero da minacce  ambientali e necessità urgenti.
cosa accade dunque? nel momento del gioco ogni animale è libero: libero di scegliere, di creare, libero dalle frustrazioni ponendo la mente in uno stato di piacere, apertura, apprendimento, crescita, tutti elementi che torneranno utili applicati nella lotta alla sopravvivenza.

queste righe non hanno certo pretesa d’essere una lezione di etologia, servono semplicemente a spiegare quest’idea che mi è balenata in mente: gli animali giocano, in natura nulla è superfluo, tutto è necessario, in un perfetto ingranaggio, dunque perché dovremmo essere diversi?

 Lady Grey

vi lascio alla visione di un divertente video di un puledro che gioca con una palla


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Fine del Mondo!

Insomma i Maya non ci hanno azzeccato, del resto c’era da aspettarselo da un popolo che si è estinto!

Del resto se avessero previsto gli eventi che li avrebbero fatti estinguere, forse ci sarebbero ancora..

Comunque, un pò ci speravo in una fine del mondo, almeno così come lo conosciamo, speravo in una rinascita dell’umanità, un’elevazione a valori più nobili e alti, la fine del “sistema malato” in cui viviamo, e il ritorno ad una vita semplice, fatta di poche cose, del rispetto reciproco, per il nostro pianeta e tutte le sue forme di vita e la rinascita in un mondo privo di ipocrisia, ingiustizie e odio.

Invece, non è successo nulla, tutto va sempre più a rotoli, comunque per me la fine del mondo c’è stata, e voglio credere di essere rinato in una nuova era, quindi affronto ogni giorno con il sorriso, e non mi faccio più angosciare da nulla, vivo la vita serenamente, ogni giorno vesto i panni del mio personaggio, e comincio a giocare il mio ruolo…………

                                                                                                                                                              Calico Jack


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Anche questo è gioco

Di ritorno da Roma dove sono andato a vedere la partita di Rugby Italia Vs. All Black, mi sento di dover fare delle considerazioni, 80.000 persone presenti, non un disordine, non un poliziotto, le persone che entravano con i vassoi di cibo, e le tifoserie che si facevano i complimenti l’uno con l’altro, era la prima volta che andavo a vedere una partita di Rugby, ma sono rimasto sconcertato dal vedere la sportività che c’è in campo e sugli spalti, è tutta una grande festa dello sport, dove comunque sia il risultato, sono tutti felici, ed esultanti per le belle azioni, a prescindere da che squadra le faccia.

Insomma un’altra cosa rispetto al calcio, ormai marcio e corrotto, dove si coglie ogni pretesto per fare risse, dove i calciatori stessi giocano solo per i soldi, si vendono le partite ecc ecc. Non pensavo che il Rugby attirasse tanta gente, ma è segno che i tempi stanno cambiando e c’è voglia di pulizia e sportività.

Calico Jack