gellerebaba

della specie Homo Ludens


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Anche questo è gioco

Di ritorno da Roma dove sono andato a vedere la partita di Rugby Italia Vs. All Black, mi sento di dover fare delle considerazioni, 80.000 persone presenti, non un disordine, non un poliziotto, le persone che entravano con i vassoi di cibo, e le tifoserie che si facevano i complimenti l’uno con l’altro, era la prima volta che andavo a vedere una partita di Rugby, ma sono rimasto sconcertato dal vedere la sportività che c’è in campo e sugli spalti, è tutta una grande festa dello sport, dove comunque sia il risultato, sono tutti felici, ed esultanti per le belle azioni, a prescindere da che squadra le faccia.

Insomma un’altra cosa rispetto al calcio, ormai marcio e corrotto, dove si coglie ogni pretesto per fare risse, dove i calciatori stessi giocano solo per i soldi, si vendono le partite ecc ecc. Non pensavo che il Rugby attirasse tanta gente, ma è segno che i tempi stanno cambiando e c’è voglia di pulizia e sportività.

Calico Jack

 

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creAttività

oggi riflettevo sulla creatività. quando qualcuno mi chiede “che lavoro fai?” e rispondo “la creativa” le reazioni sono di diverso tipo: il vuoto interrogativo, l’esultanza di chi crede che tu faccia il lavoro più bello del mondo e l’indifferenza di chi, comunque, non era interessato alla risposta.
mi rendo conto, io per prima, che suona piuttosto vago. l’applicazione di questo termine è compresa solo da chi è “del settore”, ma non sono qui per parlare del mio lavoro, oggi voglio parlarvi della creatività, di cos’è e sfatare un falso mito.
il talento è una dote innata e lo si trova in ogni campo, ma talento e creatività non sono per forza di cose correlati, come non tutti i pittori sono artisti, sono certa che abbiate già compreso dove voglio arrivare.
per alcuni essere creativo è un modo d’essere, l’unico modo in cui sono in grado di ragionare e percepire il mondo, per altri è frutto di esercizio, l’abilità di associare intuito e curiosità ad una finalità ben precisa.
cosa significa questo? significa che tutti noi possiamo aprire la mente liberandola dai vincoli di schemi sedimentati, archivi mentali che donano certezze ma vincolano all’interno di binari prestabiliti e, conseguentemente, a soluzioni non innovative.
allora perché i creativi sono merce rara (seppur sottovalutata)? perché non si può insegnare la creatività, essa nasce da un’elaborazione di idee del tutto personale e personale deve essere il processo mentale della sua attuazione.
c’è un solo momento in cui fantasia e idee nascono in modo pressoché istintivo: l’infanzia, attraverso il gioco.
vorrei citare il professor Paolo Manzelli che in una frase, durante un’intervista, cita i temi cari al progetto Geller & Baba: “Il gioco preforma alla creatività nella vita; il suo limite risiede nel fatto che la vita non è solo gioco, ma rappresenta un impegno molto più serio e impegnativo. Infatti così come l’attività sportiva ad alto livello richiede una preparazione cognitiva e un impegno molto serio e perseverante, così la creatività non può limitarsi alla fase intuitiva e di curiosità, ma richiede un forte impegno cosciente e determinato.”
per questa e molte altre ragioni: per noi il gioco è una cosa seria.

Lady Grey

P.S. io appartengo a quella categoria di creativi che producono idee da una sorta di caos generativo provocato da continui stimoli interni ed esterni, sono facile alla distrazione, curiosa e interessata a molte cose, così, al contrario di chi allena la creatività, io ho dovuto, con grande sforzo, imparare a “riordinarla” per renderla produttiva.
nonostante ciò non ho ancora imparato a usare la punteggiatura (in particolare le virgole) e di questo vi chiedo perdono 😉


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“Ti fidi di me?”

Forse vi domanderete perche ho scelto una domanda come titolo per il mio primo articolo (mai scritto un Blog prima).
“Ti fidi di me?” è una domanda incredibilmente importante e fin troppo spesso sottovalutata.
“Ti fidi di me?” è la domanda che Aladin pone a Jasmine quando le chiede di salire sul tappeto volante, nel magnifico cartone della Disney.
“Ti fidi di me?” è stata la domanda inespressa che ho posto alle magnifiche persone che mi hanno aiutato a far nascere la G&B.
“Ti fidi di me?” è la domanda che ogni giorno rivolgiamo a noi stessi quando ci sono delle difficoltà.
“Ti fidi di me?” è la domanda che ci permette di affrontare le nostre paure e la paura dell’ignoto quotidiano.
“Ti fidi di me?” è la domanda che poniamo ad ognuna delle persone che accettano di volare sul tappeto volante della G&B e si affidano a noi per innalzarsi sopra i loro problemi quotidiani per qualche ora.
“Ti fidi di me?” è la domanda che ci viene posta quando ci mettiamo “in gioco”.

Per tutti quelli che hanno posto o si sono posti questa domanda anche solo una volta nella vita…vi dico GRAZIE!

E’ grazie a persone come voi che la Geller & Baba è potuta nascere
E’ grazie a persone come voi che la fatica quotidiana si trasforma in incentivi a dare il massimo nel nostro lavoro.

Grazie a tutti quelli che alla domanda “ti fidi di me?” ci hanno risposto con “mi fido di te”

                                                                                                                                                                                                                Mr. Baba


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il gioco, questo sconosciuto

E’ incredibile quanto la maggioranza delle persone, con il passare del tempo, perda completamente l’abitudine a giocare, e per giocare intendo nel più ampio dei modi immaginabili, sembra che improvvisamente scatti qualcosa nella mente umana che qualifichi il gioco come qualcosa di sbagliato, relegato alla sfera dell’infanzia, la fantasia si atrofizza, come del resto la semplice interazione umana, vi ricordate di quando si era bambini? era tutto più semplice, persino fare nuove amicizie.. ciao mi chiamo pinco pallino, posso giocare con voi, certo! e si giocava ai cow boy o alle mamme… era tutto semplice.

Da adulti questa cosa si è persa, per imbarazzo, per timidezza, per paura di un rifiuto, perchè..perchè…ci si fa troppe domande!

Proponendo le nostre attività spesso mi trovo davanti a dei muri, le persone che mi guardano sconcertate, non capiscono, cerco di spiegare… ma come fai a spiegare una cosa così, che in realtà conoscono benissimo, ma che la loro mente rifiuta? E’ sempre ostico, devo ogni volta mettere in atto una forma di psicoterapia, per stimolare quel lato del cervello atrofico, ma la soddisfazione è grande quando riesci a fare breccia nei loro ricordi, e fargli rivivere quelle emozioni che avevano dimenticato, e per un momento tornare bambini, e dimenticarsi dei problemi quotidiani.

Geller & Baba è anche questo, anzi sopra tutto questo! La nostra Mission è di ridare sorriso, spensieratezza, e fiducia di se stessi, senza preoccuparsi di cosa possono pensare gli altri, dell’abito che indosso e del mio status sociale, la bellezza di stare insieme fine a se stessa senza secondi fini.

Calico Jack


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torta di mele

questo è un blog e come tale è un po’ informazione, un po’ diario, un po’ lavagna bianca su cui scrivere.
questa mattina voglio farvi riflettere su una cosa diversa, esco un po’ dai binari di Geller & Baba, un pochino ma non troppo, immaginate che stia usando una metafora per raccontare altro.
l’altro giorno ho fatto una torta. voi direte, ehmbé dov’è la novità? la novità sta nel fatto che non amo cucinare e faccio il minimo indispensabile per la sopravvivenza, ma sono golosa. così, ho sbucciato le mele, le ho tagliate a cubetti, grattugiato la scorza di limone e farina, lievito, zucchero, uova…
per ogni ingrediente nella mia mente si componeva il sapore, lo immaginavo come si immagina il quadro prima di dipingerlo, ne ho curato la decorazione con maniacale attenzione, ho informato e atteso.
all’apertura del forno l’intera stanza è stata inondata del profumo della mia torta di mele, al primo sguardo era deliziosa con tutte quelle fettine ben ordinate sulla superficie.
appagati vista e olfatto non mi restava che tagliarne una fetta.
ho atteso che raffreddasse, ho preparato il tè, mi sono seduta comodamente e ho fatto scendere la lama del coltello.
soffice.
un morso.
squisita.
la torta è sopravvissuta due giorni e oggi è già finita.
ma cosa ho voluto dirvi? vi ho raccontato un’esperienza semplice, che possiamo fare tutti quanti. non è necessario essere chef per fare una torta, può anche non piacervi cucinare come succede a me, ma io ci ho messo ciò che sono: una creativa. essere creativa è il mio mestiere, lavoro che spesso non viene ben compreso, io produco idee, ho così applicato lo stesso sistema nel creare una torta, l’ho prima immaginata, ho assemblato gli ingredienti, reinventando la ricetta, seguendo la creatività del momento, sono stata attenta all’estetica, all’immagine finale rimanendo legata alla tradizione ed infine ne ho/abbiamo apprezzato e goduto il risultato.
c’è sempre una piccola, grande, soddisfazione nel vedere e condividere il risultato del proprio lavoro.

Lady Grey

la torta di mele, appena sfornata, di Lady Grey


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mettiamoci in gioco

ci siamo, le firme sono stata apposte.
il team è completo, pronto, motivato.
dopo due anni di rodaggio abbiamo deciso di prendere in mano la situazione e fare sul serio. fare sul serio cosa? forse qualcuno se lo sta ancora chiedendo,  cercherò, con questo post, di definire alcuni punti chiave del nostro progetto.
Geller & Baba nasce dalla condivisione di un pensiero:
“La cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata (…) ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco, viene rappresentata in forme e stati d’animo ludici (…)”. [tratto da J. Huizinga, Homo Ludens]
noi cinque siamo cresciuti giocando e non abbiamo mai smesso, crediamo nella forza e nel potere che l’esperienza ludicaha nella formazione dell’individuo.
raccontato così sembra un “faccenda” da idealisti, filosofi, poeti, ma in realtà è qualcosa di molto più concreto.
negli ultimi anni la formazione, soprattutto aziendale, si è focalizzata molto sul concetto di forza, volontà, vittoria, del singolo o in gruppo, un tipo di formazione dal taglio aggressivo, noi pensiamo che ci sia bisogno di altro senza negare la valenza di questi messaggi, c’è bisogno di andare oltre, si rende necessaria la conoscenza di sé stessi e dell’altro diverso da sé, conoscenza profonda, che esca dalla comfort zone delle del noto, del prevedibile, sicuro. il gioco ci trasporta in una dimensione “altra” ove tutto è possibile, dove viene stimolata la creatività e veicolata cultura, divertimento e riflessione, espressione e apprendimento.
vogliamo che le nostre attività lascino un segno positivo, un’esperienza che oltre a divertire si mezzo di crescita, stimolo, cultura.
Huizinga, conclude il suo saggio sull’homo ludens ponendo una domanda: oggi la cultura è ancora ludica? se lo chiedeva verso la fine degli anni ’30 e io lo chiedo ora a voi.

Lady Grey


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Si parte!

Eccomi ad inserire il secondo post, posso dire di essere emozionato e lusingato, emozionato in quanto finalmente domani nasce ufficialmente Geller&Baba, un intenso percorso ci ha portato a questo momento, fra non poche difficoltà.
Carichi del bagaglio di esperienze di tanti anni, riusciamo finalmente a creare un attività in cui ogni uno di noi è specialista nelle rispettive competenze, permettendoci così di essere estremamente fiduciosi nel successo delle cose che creiamo.
Lusingato di collaborare con delle persone speciali, e che stimo moltissimo sia nel lavoro che nella vita.
Ragazzi domani si parte!

C.J.