gellerebaba

della specie Homo Ludens


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Genesi di un progetto

Questo post ho iniziato a scriverlo qualche giorno fa ma riesco a pubblicarlo solo ora.

Il più delle volte le nostre idee nascono spontaneamente parlando davanti a una tazza di tè per poi essere sviluppate, integrate e ampliate a seconda degli obiettivi prefissati
Oggi ho voglia di raccontarvi come è nata Love Hunting e ve lo racconto mentre sono qui al nostro stand nel centro storico di Verona.

Come è nata, dunque, l’idea?
Quando ci dissero che avremmo avuto l’opportunità di inserirci all’interno della manifestazione veronese, Verona in Love, con un nostro evento ne abbiamo subito iniziato a parlare; tra noi ci sono i più pragmatici che pensano all’aspetto pratico, ci sono gli entusiasti che vorrebbero fare tutto e chi crede che l’aspetto culturale sia la base di ogni nostro evento, perché oltre all’aspetto ludico ci deve essere sempre la componente di crescita, ci piacerebbe, insomma, che dopo ogni nostra attività i partecipanti possano tornare a casa con qualcosa “in più” oltre, ovviamente, che a un bel ricordo.
Eravamo partiti pensando di organizzare tutt’altro, un evento sofisticato e di nicchia ma non rispondeva al requisito principale di essere per tutti.
Così si è optato per la caccia al tesoro in stile G&B, uno dei nostri cavalli di battaglia, che risponde a tale requisito.
Dopo svariate tazze di tè nero e qualche biscottino al burro, che non aiuta la nostra linea ma rende la creatività più dolce, abbiamo stilato una lista di caratteristiche che doveva avere: inserirsi nel mood “love”, essere per tutti, cittadini veronesi e non, giovani, meno giovani, avere i fattori cultura, formazione, crescita.
a quel punto non ci è voluto molto a definire il progetto.
L’idea aveva preso forma ora partiva il lavoro vero.
Le fasi sono state rapide e spesso in contemporanea l’una con l’altra, fare i sopralluoghi, scrivere gli enigmi, mentre si sceglieva il nome e si sviluppava l’immagine, tutte le sue declinazioni, come comunicarla, i social media, il taglio stilistico, il contatto costante con il popolo della rete, i flyer, il materiale cartaceo, i gadget e i premi.
Così è nata Love Hunting che è passata da essere idea a progetto definito, dettagliato e curato.
Consiste in una caccia al tesoro che permette ai partecipanti di visitare i luoghi più suggestivi del centro storico, scoprirne la storia e le curiosità. Un’esperienza coinvolgente sia per i veronesi che per chi viene a visitare la città per la prima volta.

Ora ad evento finito vi chiederete, allora come è andata? La risposta la lasciamo a un piccolo articolo uscito su L’Arena il giorno successivo.

Lady Grey

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creAttività

oggi riflettevo sulla creatività. quando qualcuno mi chiede “che lavoro fai?” e rispondo “la creativa” le reazioni sono di diverso tipo: il vuoto interrogativo, l’esultanza di chi crede che tu faccia il lavoro più bello del mondo e l’indifferenza di chi, comunque, non era interessato alla risposta.
mi rendo conto, io per prima, che suona piuttosto vago. l’applicazione di questo termine è compresa solo da chi è “del settore”, ma non sono qui per parlare del mio lavoro, oggi voglio parlarvi della creatività, di cos’è e sfatare un falso mito.
il talento è una dote innata e lo si trova in ogni campo, ma talento e creatività non sono per forza di cose correlati, come non tutti i pittori sono artisti, sono certa che abbiate già compreso dove voglio arrivare.
per alcuni essere creativo è un modo d’essere, l’unico modo in cui sono in grado di ragionare e percepire il mondo, per altri è frutto di esercizio, l’abilità di associare intuito e curiosità ad una finalità ben precisa.
cosa significa questo? significa che tutti noi possiamo aprire la mente liberandola dai vincoli di schemi sedimentati, archivi mentali che donano certezze ma vincolano all’interno di binari prestabiliti e, conseguentemente, a soluzioni non innovative.
allora perché i creativi sono merce rara (seppur sottovalutata)? perché non si può insegnare la creatività, essa nasce da un’elaborazione di idee del tutto personale e personale deve essere il processo mentale della sua attuazione.
c’è un solo momento in cui fantasia e idee nascono in modo pressoché istintivo: l’infanzia, attraverso il gioco.
vorrei citare il professor Paolo Manzelli che in una frase, durante un’intervista, cita i temi cari al progetto Geller & Baba: “Il gioco preforma alla creatività nella vita; il suo limite risiede nel fatto che la vita non è solo gioco, ma rappresenta un impegno molto più serio e impegnativo. Infatti così come l’attività sportiva ad alto livello richiede una preparazione cognitiva e un impegno molto serio e perseverante, così la creatività non può limitarsi alla fase intuitiva e di curiosità, ma richiede un forte impegno cosciente e determinato.”
per questa e molte altre ragioni: per noi il gioco è una cosa seria.

Lady Grey

P.S. io appartengo a quella categoria di creativi che producono idee da una sorta di caos generativo provocato da continui stimoli interni ed esterni, sono facile alla distrazione, curiosa e interessata a molte cose, così, al contrario di chi allena la creatività, io ho dovuto, con grande sforzo, imparare a “riordinarla” per renderla produttiva.
nonostante ciò non ho ancora imparato a usare la punteggiatura (in particolare le virgole) e di questo vi chiedo perdono 😉


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mettiamoci in gioco

ci siamo, le firme sono stata apposte.
il team è completo, pronto, motivato.
dopo due anni di rodaggio abbiamo deciso di prendere in mano la situazione e fare sul serio. fare sul serio cosa? forse qualcuno se lo sta ancora chiedendo,  cercherò, con questo post, di definire alcuni punti chiave del nostro progetto.
Geller & Baba nasce dalla condivisione di un pensiero:
“La cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata (…) ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco, viene rappresentata in forme e stati d’animo ludici (…)”. [tratto da J. Huizinga, Homo Ludens]
noi cinque siamo cresciuti giocando e non abbiamo mai smesso, crediamo nella forza e nel potere che l’esperienza ludicaha nella formazione dell’individuo.
raccontato così sembra un “faccenda” da idealisti, filosofi, poeti, ma in realtà è qualcosa di molto più concreto.
negli ultimi anni la formazione, soprattutto aziendale, si è focalizzata molto sul concetto di forza, volontà, vittoria, del singolo o in gruppo, un tipo di formazione dal taglio aggressivo, noi pensiamo che ci sia bisogno di altro senza negare la valenza di questi messaggi, c’è bisogno di andare oltre, si rende necessaria la conoscenza di sé stessi e dell’altro diverso da sé, conoscenza profonda, che esca dalla comfort zone delle del noto, del prevedibile, sicuro. il gioco ci trasporta in una dimensione “altra” ove tutto è possibile, dove viene stimolata la creatività e veicolata cultura, divertimento e riflessione, espressione e apprendimento.
vogliamo che le nostre attività lascino un segno positivo, un’esperienza che oltre a divertire si mezzo di crescita, stimolo, cultura.
Huizinga, conclude il suo saggio sull’homo ludens ponendo una domanda: oggi la cultura è ancora ludica? se lo chiedeva verso la fine degli anni ’30 e io lo chiedo ora a voi.

Lady Grey