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della specie Homo Ludens


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Indie games: arte o gioco?

Per quanti di voi non lo sapessero i giochi stanno cambiando. Piano piano con il passare del tempo stiamo passando dal concetto di videogame, inteso come applicazione interattiva, a qualcosa di più complesso. Ricordate sicuramente i vecchi platform come Sonic o Mario e avrete sentito parlare centinaia di volte di Fifa. Questo per non parlare dei giochi gratis in flash che da qualche anno hanno occupato, in alcuni casi in maniera meritata, le nostre ore di svago. Come reagireste se vi dicessimo che esistono videogame che si definiscono “non-giochi”? Speriamo con curiosità, visto che parliamo di produzioni davvero originali. Se nei titoli che tutti noi conosciamo c’è sempre un fine: raccogli la chiave, tira in porta, spara con il tuo fucile, nei non giochi l’obbiettivo finale non è nell’azione ma nell’interazione. Questo “contatto” inoltre non avviene tra personaggi all’interno del gioco, ma tra il gioco e la nostra personalità. Un caso eclatante è rappresentato da Bientôt l’été. Qui il gioco si sviluppa su processi cognitivi e semantici complessi. Per dirla in parole povere, quello che dobbiamo fare è raccogliere frasi (estratte da romanzi della Duras) e cercare di inscenare una conversaione astratta con un interlocutore del sesso opposto rispetto al nostro. La scelta delle frasi è casuale e la combinazione di domanda e risposta genera in noi sensazioni differenti. Non è un caso che in questo gioco si possa bere vino o fumare. Questo per aumentare il fine percettivo. Un piccolo capolavoro che potremmo considerare un esperimento grafico e sintattico. Fate quindi molta attenzione quando parlate di giochi da oggi in poi. Alle volte siamo davanti a piccoli oggetti artistici o perle sperimentali uniche.

Marco

un'immagine da Bientôt l’été

un’immagine da Bientôt l’été

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