gellerebaba

della specie Homo Ludens


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gioco…selvaggio

un paio di giorni fa, parlando con C.J., ho avuto una sorta di improvvisa illuminazione.
amo particolarmente gli animali e ho sempre avuto la fortuna di condividere parte della mia vita con loro.
chiunque abbia avuto un cane, un gatto, o un qualche altro animale avrà notato che giocano, non solo i cuccioli ma anche gli adulti.
giocano per il piacere di farlo e non gliel’abbiamo insegnato noi, non si tratta umanizzazione.

secondo l’etologo Bruner il gioco si compone di alcune caratteristiche principali.
definisce il gioco come un atto i cui i mezzi prevalgono sui fini, svincolando così l’organismo dall’ansia e dalla tensione del raggiungimento di un risultato positivo, come ad esempio nel caso di doversi procurare il cibo. ne consegue che nel gioco si riduce il rischio d’insuccesso in quanto non è poi così importante il risultato quanto il processo per realizzarlo, in tale modo si ha una sospensione temporanea della frustrazione.
il gioco offre quindi libertà d’azione e un atteggiamento disponibile nei confronti di ciò che circonda l’animale. libertà di notare i dettagli apparentemente irrilevanti e tutte le possibilità che essi aprono.
infine la caratteristica più importante è la sua volontarietà, chi gioca sceglie di farlo ed è libero da minacce  ambientali e necessità urgenti.
cosa accade dunque? nel momento del gioco ogni animale è libero: libero di scegliere, di creare, libero dalle frustrazioni ponendo la mente in uno stato di piacere, apertura, apprendimento, crescita, tutti elementi che torneranno utili applicati nella lotta alla sopravvivenza.

queste righe non hanno certo pretesa d’essere una lezione di etologia, servono semplicemente a spiegare quest’idea che mi è balenata in mente: gli animali giocano, in natura nulla è superfluo, tutto è necessario, in un perfetto ingranaggio, dunque perché dovremmo essere diversi?

 Lady Grey

vi lascio alla visione di un divertente video di un puledro che gioca con una palla

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creAttività

oggi riflettevo sulla creatività. quando qualcuno mi chiede “che lavoro fai?” e rispondo “la creativa” le reazioni sono di diverso tipo: il vuoto interrogativo, l’esultanza di chi crede che tu faccia il lavoro più bello del mondo e l’indifferenza di chi, comunque, non era interessato alla risposta.
mi rendo conto, io per prima, che suona piuttosto vago. l’applicazione di questo termine è compresa solo da chi è “del settore”, ma non sono qui per parlare del mio lavoro, oggi voglio parlarvi della creatività, di cos’è e sfatare un falso mito.
il talento è una dote innata e lo si trova in ogni campo, ma talento e creatività non sono per forza di cose correlati, come non tutti i pittori sono artisti, sono certa che abbiate già compreso dove voglio arrivare.
per alcuni essere creativo è un modo d’essere, l’unico modo in cui sono in grado di ragionare e percepire il mondo, per altri è frutto di esercizio, l’abilità di associare intuito e curiosità ad una finalità ben precisa.
cosa significa questo? significa che tutti noi possiamo aprire la mente liberandola dai vincoli di schemi sedimentati, archivi mentali che donano certezze ma vincolano all’interno di binari prestabiliti e, conseguentemente, a soluzioni non innovative.
allora perché i creativi sono merce rara (seppur sottovalutata)? perché non si può insegnare la creatività, essa nasce da un’elaborazione di idee del tutto personale e personale deve essere il processo mentale della sua attuazione.
c’è un solo momento in cui fantasia e idee nascono in modo pressoché istintivo: l’infanzia, attraverso il gioco.
vorrei citare il professor Paolo Manzelli che in una frase, durante un’intervista, cita i temi cari al progetto Geller & Baba: “Il gioco preforma alla creatività nella vita; il suo limite risiede nel fatto che la vita non è solo gioco, ma rappresenta un impegno molto più serio e impegnativo. Infatti così come l’attività sportiva ad alto livello richiede una preparazione cognitiva e un impegno molto serio e perseverante, così la creatività non può limitarsi alla fase intuitiva e di curiosità, ma richiede un forte impegno cosciente e determinato.”
per questa e molte altre ragioni: per noi il gioco è una cosa seria.

Lady Grey

P.S. io appartengo a quella categoria di creativi che producono idee da una sorta di caos generativo provocato da continui stimoli interni ed esterni, sono facile alla distrazione, curiosa e interessata a molte cose, così, al contrario di chi allena la creatività, io ho dovuto, con grande sforzo, imparare a “riordinarla” per renderla produttiva.
nonostante ciò non ho ancora imparato a usare la punteggiatura (in particolare le virgole) e di questo vi chiedo perdono 😉